PRESENTATO IL LIBRO "AQUARESIMA - Testimonianze dalla meglio gioventù" di Lucido Andreola
 

è stato presentato oggi nella chiesa di san Nicola di Bari in Aquara, il libro "AQUARESIMA - Testimonianze dalla meglio gioventù".

Un libro che, come racconta Maria Capozzoli nella prefazione, pagina dopo pagina, vuole raccontare storie di guerra, di emigrazione, di miseria, di fame, di umiliazioni, di dolori enormi, indicibili, raccontati, con leggerezza che sgomenta, a noi, che a stento li riusciamo a immaginare. Pagine che raccontano storie di vita vissuta, sofferta, gioita dai protagonisti che, pian piano, si riallacciano ai racconti ascoltati negli anni, ma mai capiti fino in fondo, mai "sentiti" davvero, forse perchè lontani dal nostro vivere facile.

Sono intervenuti: Prof. Silvio Maffei, il direttore della BCC di Aquara Antonio Marino, il Prof. Vito Aldo Peduto, Mons. Sebastiano Quagliariello (parroco di Aquara dal 1935 al 1940), il Sindaco di Aquara Franco Martino e il Vescovo di Teggiano-Policastro S.E. Mons. Angelo Spinillo. Ha moderato la Prof.ssa Maria Capozzoli.

Voglio riproporre, sotto, l'INTRODUZIONE  scritta dall'autore stesso e, a seguire, le foto della manifestazione.


Per molto tempo ho pensato a questo libro, per altrettanto ne ho parlato, ne ho coltivato interiormente la crescita, e ne ho immaginato la stesura finale. Adesso che ne vedo la luce quasi non credo che proprio io sia diventato, almeno in parte e senza alcuna presunzione, depositario orale di testimonianze e di episodi di una generazione di gioventù aquarese che, pur nascendo in "tempo di quaresima", sapeva di essere felice.

Nonostante fame, miseria, guerre, analfabetismo, bastava una giornata di sole per far sì che la gente sorridesse.

Era felice che per cinque lire lavorava un'intera giornata; vi era un'esplosione di gioia in chi, solo per gioco, si rotolava nel grano di cui Aquara era ammantata.

La campagna era un continuo cambiamento di colori che venivano accarezzati ancor di più dalla faticosa dolcezza delle donne.

Erano le donne che, mentre andavano in campagna, con il loro canto soave, inconsapevolmente ringraziavano la continua manifestazione di Dio, raccogliendo quel semplice dono della natura che a sera permetteva di riunire la famiglia.

Era sempre la donna che, anche durante il duro lavoro giornaliero, non ha mai dimenticato di essere mamma di quel bimbo poggiato sulla nuda terra e per cui ha sempre auspicato un futuro migliore.

Tutto mi è stato raccontato ed io ho solamente ascoltato, perchè gli anziani desiderano essere ascoltati.

Il più delle volte mi sono commosso: la mia è stata una commozione dettata oltre che dal fatto di essere nato in "tempo di resurrezione", anche dal fatto che la differenza di età tra che ha raccontato ed io ho ascoltato è di quasi tre generazioni.

Mi ha colpito la sofferenza e la tenacia di queste persone che, seppur sotto aspetti e forme diverse da allora, sono le stesse che alcuni anziani hanno ancora oggi.

Penso che la sofferenza di oggi si identifica nel vedere sfumare, da parte delle nuove generazioni, ciò che loro hanno costruito con il sudore della fronte e con il lavoro delle loro braccia.

Loro sono diventati "proprietari", noi lo siamo o lo saremo senza aver attraversato la nostra "quaresima".

Certamente non è una colpa ma è un motivo almeno a saper conservare.

La tenacia che hanno avuto per uscire dal torpore della miseria, dal terrore della guerra, è la stessa che hanno ancora oggi nel credere che noi giovani possiamo essere migliori.

Il libro racconta anche la cronaca della vita quotidiana in cui spesso è stata calpestata la dignità della persona umana, in quanto umile lavoratore nei terreni altrui.

Quasi ogni storia sfocia, come se fosse già scritto, in una "resurrezione" quasi involontaria ma sicuramente meritata.

Io personalmente ho vissuto questo periodo, tra l'inizio e la fine del libro, come tempo di grazia in cui ho percepito che, attraverso l'umile semplicità di una volta, si sono forgiati i migliori uomini di oggi.

Mi auguro che la lettura di queste pagine serva a rafforzare la certezza che Aquara ha avuto grandi maestri nella fede, se pensiamo al nostro San Lucido; grandi maestri nella cultura se pensiamo al Di Stefano;ma al contempo grandi donne e grandi uomini che con il loro esempio ci hanno guidato nel terzo millennio.

Ecco perchè; spero, che questo libro sia avvincente per farci rivivere un periodo di Aquara in cui c'è stata una storia fatta di gratitudine e amore.

Il mio ringraziamento alla Banca di Credito Cooperativo di Aquara, per aver accolto l'invito a finanziare e curare la stampa di questo mio lavoro.

Lucido Andreola



     
     

"AQUARESIMA - Testimonianze dalla meglio gioventù": alcuni stralci...

Racconto n° 8 di Vigorito Di Gregorio Racconto n° 13 di Maddalena Peduto  

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